Giancarlo De Cataldo “Padre Brown” da La Repubblica “La Serie: Detective selvaggi”

La serie: Detective selvaggi

Così Padre Brown conquistò Gramsci e Brecht

 

 

di GIANCARLO DE CATALDO

Creato da Gilbert Keith Chesterton nel 1911, è il primo investigatore con la tonaca della letteratura gialla, interessato più alla psicologia e alle dinamiche sociali che agli indizi materiali. Per questo lui, conservatore, fu amato dai marxisti.

Su un classico treno inglese di inizio Novecento viaggia il grande investigatore Valentin. Sta dando la caccia a Flambeau, arcicriminale di altissima statura e di altrettanto elevato ingegno. Fra i passeggeri, un piccolo prete cattolico: un omino basso, che « aveva il volto rotondo e inespressivo come gli gnocchi del Norfolk e gli occhi incolori come il mare del Nord ». In Valentin il prete suscita pietà — « povera creatura, cieca e inutile come una talpa dissotterrata », compassione — per un vecchio e logoro ombrello che gli sfugge continuamente di mano — e infine irritazione, quando si vanta di viaggiare con un piccolo capitale in argento « di quello vero ».

Naturalmente, l’altezzoso francese non può nemmeno lontanamente immaginare quale tesoro di acume, ironia e intelligenza si nasconda sotto l’umile tonaca del religioso. Né che sarà proprio quella creatura dall’apparenza insignificante a smascherare Flambeau. E a convertirlo, trasformandolo da criminale incallito in prezioso alleato del Bene. Non si è mica reso conto di aver appena incontrato Padre Brown!

Con un mirabile racconto di una ventina di pagine, La Croce Azzurra, nel 1911 Gilbert Keith Chesterton (1874- 1936) inventa il primo detective religioso della storia. Alla vigilia della prima guerra mondiale, è già un autore famoso, e un aspirante cattolico ( di lì a poco si convertirà). Un uomo grande, grosso e gioviale, nonché il primo riconosciuto autore mainstream che consapevolmente decide di “sporcarsi le mani” con il giallo. E ne va orgoglioso. Il suo scritto In difesa della detective story, datato 1901, è ancora oggi godibile e attualissimo. Perché il giallo piace tanto? In primo luogo, non è vero che il successo dipende dalla bassa qualità: «Non è l’assenza pura e semplice di elette qualità formali che rende popolare un libro », altrimenti il bestseller sarebbe l’orario ferroviario, che « racchiude certo pochi spunti psicologici ». La verità, come sempre, è elementare: fra un buon giallo e uno scadente c’è la stessa differenza che corre fra un grande e un pessimo poema epico.

Il giallo affonda radici nella realtà contemporanea, perché «in tutti i tempi l’arte popolare si è interessata dei modi e dei costumi contemporanei: ha prestato ai personaggi che assistono alla Crocifissione i panni dei popolani di Firenze o dei mercanti fiamminghi».

Padre Brown conosce da subito un grande successo.

Brecht considera il prete « una figura di alto valore letterario ». Ernest Mandel, il teorico marxista autore di studi di alto valore sul rapporto fra giallo e società, convinto che il poliziesco sia, per sua intima natura, reazionario, è, se così può dirsi, affettuosamente severo: « Sebbene il Padre Brown di Chesterton non stimi i ricchi e non approvi l’accumulazione capitalistica, la sua concezione dogmatica del bene e del male è perfettamente compatibile con il mantenimento della stabilità della società borghese ».

Per quanto amico di socialisti come George Bernard Shaw e H. G. Wells, Chesterton fu un convinto conservatore: fra i meriti del giallo, scrisse, quello di ricordarci che « il lavoro silenzioso e impercettibile della polizia, da cui la società è regolata e protetta, equivale alle gesta vittoriose del cavaliere errante ».

Con la consueta profondità Antonio Gramsci, che lo stimava, coglie il punto centrale dell’arte di Chesterton, l’alleanza spuria fra Fede e Ragione con necessario trionfo della prima: «Padre Brown è un cattolico che prende in giro il modo di pensare meccanico dei protestanti e il libro è fondamentalmente un’apologia della Chiesa Romana contro la Chiesa Anglicana. Sherlock Holmes è il poliziotto “protestante” che trova il bandolo di una matassa criminale partendo dall’esterno, basandosi sulla scienza, sul metodo sperimentale, sull’induzione.

Padre Brown è il prete cattolico, che attraverso le raffinate esperienze psicologiche date dalla confessione e dal lavorio di casistica morale dei padri, pur senza trascurare la scienza e l’esperienza, ma basandosi specialmente sulla deduzione e sull’introspezione, batte Sherlock Holmes in pieno, lo fa apparire un ragazzetto pretenzioso, ne mostra l’angustia e la meschinità».

Oggi Chesterton, che qualcuno vorrebbe canonizzare, è ingiustamente dimenticato. Merita di essere ripreso. Nell’attesa, possiamo sempre consolarci con il magnifico storico sceneggiato diretto nel 1970 dal grande Vittorio Cottafavi e interpretato in modo sublime da Renato Rascel (Padre Brown) e Arnoldo Foà (Flambeau).

Annunci