George Orwell “1984”

George Orwell  “1984” Mondadori 2016

pagine 333

su Amazon in ebook euro7,99

in cartaceo euro10,50

Tra i primi cento più venduti nel 2017 dalla classifica stilata da tuttolibri de La Stampa, “1984” fu scritto nel 1948 e porta, nella data di composizione capovolta nelle ultime due cifre, il titolo fatto di semplici numeri a indicare metaforicamente il futuro. Un futuro universale e catastrofico, vicino, proprio perché già iniziato e riconoscibile in situazioni, personaggi dell’attualità contemporanea all’autore. Un mondo organizzato in tre superpotenze presumibilmente in guerra tra loro: tutta la società londinese, dove si ambienta il romanzo, è controllata da Ministeri dalle etichette significative, della Verità e dell’Amore, preposti a costruire sudditi completamente succubi del sistema gestito dal “Grande Fratello”. Lo stesso protagonista è addetto a rivedere e adattare i vecchi numeri del “Times” per renderli corrispondenti alla storia così come era voluta dallo spirito totalitario che guida la società. Un monito o una premonizione?

Chi era George Orwell?

Il suo vero nome Eric Arthur Blair (1903-1950) fu saggista e scrittore. Conobbe il successo con “La fattoria degli animali” pubblicato nel 1945 che vendette 11 milioni di copie. Da sempre dichiaratosi socialista si schierò contro ogni forma di totalitarismo e contro lo stalinismo e il socialismo sovietico. Una frase tratta da “La fattoria degli animali” resta emblematica a riassumere il suo pensiero: “ Tutti gli animali sono uguali, ma qualche animale è più uguale degli altri”

Come inizia “1984”

Era una fresca limpida giornata d’aprile e gli orologi segnavano l’una. Winston Smith, col mento sprofondato nel bavero del cappotto per non esporlo al rigore del vento, scivolò lento fra i battenti di vetro dell’ingresso agli Appartamenti della Vittoria, ma non tanto lesto da impedire che na folata di polvere e sabbia entrasse con lui. L’ingresso rimandava odore di cavoli bolliti e di vecchi tappeti sfilacciati. Nel fondo, un cartellone a colori, troppo grande per essere affisso all’interno, era stato inchiodato al muro. Rappresentava una faccia enorme, più larga d’un metro: la faccia d’un uomo di circa quarantacinque anni, con grossi baffi neri e lineamenti rudi ma non sgradevoli. Winston s’avviò per le scale. Era inutile tentare l’ascensore. Anche nei giorni buoni funzionava di rado, e nelle ore diurne la corrente elettrica era interrotta. Faceva parte del progetto economico in preparazione della Settimana dell’Odio. L’appartamento era al settimo piano, e Winston, che aveva i suoi trentanove anni e un’ulcera varicosa sulla caviglia destra, saliva lentamente, fermandosi ogni tanto per riposare. A ciascun pianerottolo, proprio di fronte allo sportello dell’ascensore, il cartellone con la faccia enorme riguardava dalla parete. Era una di quelle fotografie prese in modo che gli occhi vi seguono mentre vi muovere. IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta appostavi sotto.

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