Gaëlle Josse “L’attesa” recensione di Luigi Ripamonti da Il Corriere

Al di là del mare c’è un figlio

Un libro sulla maternità. O, più precisamente, sull’essere madre. Qualcosa che nessun uomo potrà mai capire fino in fondo, ma che le pagine de L’attesa di Gaëlle Josse (tradotto da Elena Cappellini per Solferino) riescono a evocare in modo potente e struggente. Un inno alla vita declinato nell’amore inesauribile, inesausto e invincibile, che solo una madre può incarnare, ma che è anche poetica capace di valicare i limiti di genere. Il titolo non tragga in inganno: l’attesa non è quella canonica di 9 mesi, bensì una diversa, che può esserne metafora e percorre l’intera esistenza, per un figlio già nato a cui viene preparato un secondo grembo, nel quale sarà però impossibile vederlo crescere. Un’opera femminile, non femminista, sebbene riesca, senza spreco d’inchiostro, a far percepire in modo chiaro e acuto la condanna che può talvolta rappresentare nascere donna.[…]

Un romanzo d’amore vero, in cui l’io narrante sottotraccia è la categoria irrevocabile e costantemente generatrice del materno. L’affresco che emerge dalle pagine è il frutto del sapiente dosaggio dei chiaroscuri dei protagonisti e delle rispettive memorie. Così la trama, che diverrà tale, nel vero senso della parola, nel finale commovente, tesse un ordito che produce un arazzo delicatissimo, destinato a rivelare la sua storia al solo lettore che potrà comprenderla e che desidera perdonare ma sa anche di aver bisogno di un perdono che troverà. Tono e passo riescono a creare attesa e a tenerla desta senza concessione ad artifici. E il pudore dei sentimenti scongiura lirismi fuori registro, persino nei corsivi delle missive al figlio.[…] (Da  Luigi Ripamonti Il Corriere)