Fabrizio Silei “Trappola per volpi” recensione di Sergio Pent da tuttolibri La Stampa

L’etichetta di «giallo» si addice solo parzialmente al romanzo di Fabrizio Silei, Trappola per volpi. Una commedia umana ruspante e a tratti civettuola, diremmo, più in linea con le pagine lacustri di un Andrea Vitali che non con le atmosfere trucide di un Donato Carrisi. Mondi opposti, opposte realtà, in effetti. E Silei – cinquantaduenne sociologo fiorentino pluripremiato nell’ambito della narrativa per ragazzi – gioca infatti le sue carte su un versante sociale e salottiero più che sui sospetti serrati che in genere conducono il lettore a trascurare l’habitat e a dedicarsi alla soluzione. I personaggi, in questa circostanza, sono da manuale, con peculiarità da parenti acquisiti che li accomunano solo per sovrabbondanza di proposte ad altri indagatori del delitto: il giovane vicecommissario Vitaliano Draghi e il detective contadino Pietro Bensi potrebbero infatti dar vita a una solare serialità con l’accento fiorentino, dato che il romanzo è ambientato a Firenze e dintorni nell’anno del Signore – o del Duce – 1936.
L’escamotage di Silei è giocato su un bozzettismo quasi d’altri tempi, tra battute, infiorettature linguistiche e situazioni da piccolo mondo antico, ed è proprio questo il versante più godibile della narrazione, che si evolve a partire dall’uccisione di una giovane e bellissima donna, moglie dell’anziano senatore Bistacchi, assai vicino al Benito nazionale. L’indagine viene condotta dalla volontà ancora un po’ imbarazzata del giovane Draghi, il quale non trova di meglio che rivolgersi a pietire l’aiuto di un rustico contadino cinquantenne, quel Pietro Bensi che lo vide bambino e tuttora lavora le terre di un ricco conte presso il quale anche i genitori del commissario operano in veste di fattori. 
Il «fagiano» Draghi, da piccolo credulone impacciato, ha fatto carriera, ma quel Socrate dell’aratro che è il Bensi – tutt’altro che laureato ma accanito lettore di classici – è in grado di arrivare, con il suo fiuto istintivo, là dove l’occhio di un poliziotto non arriva. Bensi è lo Sherlock Holmes contadino, e Draghi un Watson che tira le fila del caso ma opera nell’ombra del suo mentore. Il delitto ha origini tutt’altro che contorte, poiché l’intenzione di Silei resta innanzitutto quella di farci conoscere due figure particolari, contornate da un sottobosco popolare genuino, nel momento del fascismo trionfante e delle conquiste dell’impero. Diciamo che la raffigurazione del periodo risulta un po’ di maniera, limitandosi a sfiorare la superficie dell’epoca – saluti romani, rappresaglie più bonarie che minacciose – mentre crescono bene sulla pagina le anime contrastanti del giovane commissario e del suo compagno d’indagine, entrambi antifascisti ma costretti ad attraversare gli anni bui della dittatura seguendo il fiuto di un’abile sopravvivenza.
Trappola per volpi, considerando anche la storia d’amore ancora di là da venire tra il Draghi e l’amica d’infanzia Nausica, figlia del conte, è il capitolo iniziale di una saga che troverà spazio – crediamo – in nuove avventure di questi due detective così antitetici ma così ben amalgamati. Con qualche approfondimento epocale un po’ meno casuale e un occhio agli anacronismi – nel 1936 un’auto non partiva «sgommando» e i vigili forse non impazzivano ancora nel traffico di Firenze – potremo rilassarci a seguire un nuovo viaggio nel noir da salotto all’italiana, tra sorrisi e mangiate, bevute e sospiri. E inevitabili delitti, ovvio.

Vedi anche la recensione di Jeane Perego da Il Tirreno

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