Fabrizio Silei “Trappola per volpi” recensione di Jeane Perego da Il Tirreno

Un racconto in cui perdersi, assaporandone le sfumature alla Simenon troppo prolisse, distogliendo l’attenzione del lettore dalla ricerca della soluzione. È il primo caso del giovane vicecommissario Vitaliano Draghi che per sbrogliare l’intricata matassa si fa aiutare dalla prodigiosa mente di Pietro Bensi, il contadino responsabile di una stazione di monta taurina nel Chianti. Dopo tanti libri per ragazzi un giallo per i lettori adulti. «È stato un modo per fare i conti con un genere che amo molto. Mi sono detto “adesso racconto un giallo” senza più preoccuparmi della necessità di dover trasmettere dei messaggi come ho fatto quasi sempre nei libri per ragazzi. Avevo già iniziato altre volte a scrivere racconti di questo tipo, poi per vari motivi sono rimasti lì. Era anche un modo per fare i conti con la storia familiare». Il personaggio di Pietro Bensi è anche è un omaggio a tutti quelli che non hanno potuto far venire fuori il proprio talento. «Mi ha sempre interessato l’alfabetizzazione contadina, la differenza sociale tra chi poteva studiare e chi non poteva. In questo racconto, forse inconsciamente, ho ripreso il tema, perché Pietro è un detective contadino. È una specie di Leonardo Da Vinci. Chissà quanti bei cervelli ci sono stati che la storia ha divorato senza dar loro modo di esprimersi». La vicenda è ambientata a Firenze nel 1936.

Come ha ricostruito gli ambienti e le situazioni? «Il rischio di fare errori in queste situazioni è altissimo, altri autori si prendono licenze poetiche, io non lo faccio volentieri, forse per via del mio passato da sociologo. Firenze è cambiata moltissimo, le vie avevano tutti altri nomi, ma ho trovato all’Istituto Geografico Militare una carta topografica di quell’anno. E ho lavorato su giornali del 1936, oltre che sui racconti di famiglia e di tanti anziani. E mia madre che è stata una narratrice straordinaria di storie di quegli anni». Oltre a Firenze c’è lo scenario del fascismo, e soprattutto dell’antifascismo, che raramente si trova raccontato. «La vicenda e l’indagine si svolgono in poche settimane e in un anno poco raccontato, quello dell’autarchia, dei bombardamenti con l’iprite, della conquista di Addis Abeda e della guerra civile Spagnola. Nel 1936 il fascismo vede “la nascita dell’impero”, ma anche soffre delle sanzioni, e soprattutto tra i contadini e gli operai, serpeggiava un sentimento profondamente antifascista. Alcuni personaggi del romanzo costretti al silenzio dalla violenza del regime cercano di rivalersi con la lingua e con la sagacia sul potere». —