E.B. Lytton “Gli ultimi giorni di Pompei”

      

E.B.Lytton “Gli ultimi giorni di Pompei”

BUR, 2* edizione

Su Amazon in cartaceo 8,99 euro

in ebook 1,99 euro

Dalla quarta di copertina

Scritto nel 1834, agli inizi dell’epoca vittoriana. Gli ultimi giorni di Pompei racconta racconta vicende di persone note per aver vissuto a Pompei ai tempi dell’eruzione. Sono state riportate alla luce dagli scavi le case di Diomede, Pansa, Caleno e Sallustio.

Il tema centrale del romanzo è la storia d’amore di Glauco e Jone, ma intorno a loro ruota tutta la società pompeiana dell’epoca: giocatori d’azzardo, poeti, gladiatori, sacerdoti, schiavi. Bulwer Lytton servendosi della sua fervida fantasia, ma con una concretezza storica ineguagliabile, ha intessuto una vicenda di straordinaria verità ridandoci la vita autentica dell’antica Pompei così come era nel 79 dopo Cristo.

Dall’introduzione dell’autore

Visitando le rovine dissepolte di un’antica città che forse anche più delle brezze dolcissime e del limpido cielo, delle valli cerulee e dei boschetti d’aranci del Mezzodì attirano il viaggiatore nei dintorni di Napoli; contemplando, ancor fresche e smaglianti, le case, le strade, i templi, i teatri di una città che esisteva nel secolo più superbo dell’Impero romano, era più che naturale, forse, che uno scrittore già provatosi – ancorché indegnamente – nell’arte di far rivivere e ricreare, provasse un desiderio ardente di ripopolare quelle strade deserte, di restaurare quelle incantevoli rovine, di rianimare le ossa risparmiate dal tempo per il suo esame, di valicare l’abisso di diciotto secoli e destare a nuova vita la Città dei Morti! Il lettore comprenderà facilmente quanto più vivo si facesse quel desiderio in chi si trovava ad attendere al suo compito avendo Pompei a poche miglia di distanza, ai piedi il mare che già servì ai suoi traffici e che raccolse i suoi fuggiaschi, e il fatale Vesuvio spirante ancora fumo e fiamme, costantemente dinanzi agli occhi! […] La città, il cui destino mi offriva una catastrofe così eccezionale, mi fornì anche , fin dalla prima visita alle sue rovine, i personaggi più adatti all’argomento e all’ambiente: la colonia semigreca di Eracle che univa ai costumi italiani tanti di quelli dell’ Ellade

Come inizia

Il Libro Primo si apre con una citazione dalle Odi di Orazio “Quid sit futurum cras, fuge quaerere […]

(Non chiedere quello che sarà domani e, /qualunque giorno ti darà la sorte, ascrivilo /a guadagno: non disprezzare né i dolci amori,/ o fanciullo, né le danze)

Capitolo I

I due gentiluomini di Pompei

-Oh, Diomede! Come va? Ceni con Glauco stasera?- disse un giovanotto di piccola statura, che indossava la toga con quelle pieghe molli ed effeminate che rivelavano il signore e il damerino.

-Ahimè no, Clodio mio!Non mi ha invitato!- rispose Diomede, un pezzo d’uomo grande e grosso, di mezza età.

-Per Polluce, che brutto tiro! Dicono che le sue cene siano le più splendide di Pompei.

-Non c’è male… benché ci sia sempre poco vino per me. Non è certo il vecchio sangue greco che gli scorre nelle vene perché, dice, se beve trotto si sente tutto stordito, la mattina dopo.

-Ci può essere un’altra ragione per quella frugalità-insinuò Diomede alzando le sopracciglia-. Con tutta la sua presunzione e le sue stravaganze, immagino che non sia ricco come vuol dare a credere, e forse gli conviene fare economia di anfore anziché di spirito.

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