Detective selvaggi di Giancarlo De Cataldo da La Repubblica Cultura: Dashiell Hammett

Dashiell Hammett processo all’America in formato noir

 

di GIANCARLO DE CATALDO

I romanzi del grande scrittore statunitense, ambientati tra le strade violente e specchio della crisi del 1929, hanno cambiato per sempre il genere Perché qui a essere colpevole non è il solito maggiordomo ma l’intera società.

«Hammett», ha scritto Raymond Chandler, «restituì il delitto alla gente che lo commette per ragioni vere e solide, e non semplicemente per procurare un cadavere ai lettori, e lo fece compiere con mezzi accessibili, non con pistole da duello intarsiate, curaro e pesci tropicali. Mise sulla carta i suoi personaggi com’erano e li fece parlare e pensare nella lingua che si usa, di solito, per questi scopi». C’è un prima Hammett e un dopo Hammett, nella storia del romanzo poliziesco. E c’è una data precisa, che fa da spartiacque fra il classico e il moderno: il 1929. L’anno in cui William Burnett, un giovane contabile, e Armitage Trail, più o meno suo coetaneo, scoprono la mafia italo-americana di Chicago e ne raccontano il suo massimo esponente, Al Capone, in due romanzi di grande successo, Piccolo Cesare e Scarface, sui quali immediatamente si avventa Hollywood. Ma niente di questo avrebbe influito sul futuro del romanzo poliziesco quanto le opere di Dashiell Hammett. Originario del Maryland, famiglia metà francese e metà scozzese, Hammett scriveva racconti da anni ed era approdato alla corte dell’editore Joe Shaw e della rivista Black Mask, la maschera nera a cui va il merito — cronologico — dell’invenzione della “scuola dei duri”. Hammett era stato dipendente dell’agenzia investigativa Pinkerton, e girava voce che si fosse dimesso quando gli era stato proposto di uccidere un sindacalista: alla Pinkerton non si respirava propriamente un clima progressista. Piombo e sangue, Il bacio della violenza e Il falcone maltese, editi fra il 1927 e il 1930, costituiscono una formidabile trilogia, nel corso della quale l’originario protagonista, un anonimo Continental Op evolve in Sam Spade, il primo dei detective moderni. Hammett immagina Sam Spade molto diverso dall’Humphrey Bogart che lo avrebbe interpretato. Spade ha «il mento come una V appuntita sotto la mobile V della bocca. Le narici disegnano un’altra V più piccola. Ha occhi giallo-grigi, orizzontali» ed è stempiato, e rassomiglia «in modo abbastanza attraente a un diavolo biondo».

Se mai uno scrittore ha incarnato lo spirito del tempo, quello è stato Hammett: perché non è un caso se l’hard boiled nasce nell’anno della crisi di Wall Street, quando il crollo della Borsa convince anche i più scettici che non si vive nel migliore dei mondi possibili e che accanto al buon vecchio assassino di un volta (magari il maggiordomo) sul banco degli imputati rischia di finirci l’intera società.

Non a caso Piombo e Sangue è ambientato in un immaginario luogo denominato Poisonville: la città avvelenata. Molto simile alla Mahagonny di Bertolt Brecht e Kurt Weill, così come l’alleanza fra malavitosi e potenti corrotti di un altro romanzo di Hammett, La chiave di vetro, ricorda assai da vicino L’opera da tre soldi. È ancora una volta Chandler a cogliere il punto, quando osserva che Hammett «descrive un mondo in cui i gangster possono governare le nazioni (…) alberghi e famosi ristoranti appartengono a individui che si sono arricchiti con le case chiuse (…) una diva dello schermo può essere l’agente segnalatore di una banda di malviventi (…) un giudice con una cantina traboccante di alcool di contrabbando può mandare in galera un uomo che ne aveva mezzo litro in tasca (…) e in ogni caso l’azzeccagarbugli della difesa ha il diritto di insultarvi e coprirvi di fango di fronte a una giuria di minchioni assortiti, senza il benché minimo intervento da parte di un giudice impegolato con la politica». Un mondo «poco fragrante», ma è «il mondo in cui viviamo», e quindi non raccontarlo sarebbe delittuoso. All’apice della fama, Hammett si trasferisce a Hollywood. Dai suoi romanzi vengono tratti film, e L’Uomo Ombra, felice incursione nella commedia, origina una serie molto amata dal pubblico. Negli anni della caccia alle streghe scatenata dal senatore McCarthy paga l’iscrizione al Partito Comunista e il coraggioso rifiuto della delazione, per morire, stanco e malato, nel 1961. Post mortem, nel 1977, Hammett è protagonista di Giulia, il film di Fred Zinnemann che rievoca la sua passionale love story con la commediografa Lilian Hellman (lo scrittore è impersonato da Jason Robards, dinoccolato e con whisky d’ordinanza) e di Hammett – Indagine a Chinatown (1982), commosso omaggio di Wim Wenders (interprete Frederic Forrest). A suoi romanzi si ispirano i fratelli Coen per Crocevia della Morte, e, secondo alcuni, Kurosawa per La sfida del Samurai. A lungo, infine, Bertolucci vagheggiò il progetto — ahinoi mai realizzato — di portare sullo schermo Piombo e sangue.

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