Da tuttolibri La Stampa: Carlotto De Cataldo De Giovanni “Sbirre” recensione

Anche le “sbirre” nel loro piccolo amano il sapore della vendetta

noir/Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni

di Barbara Baraldi

Che fine hanno fatto i «buoni»? Quegli eroi senza macchia, paladini dell’ordine consolidato, che fanno dell’altruismo e del sacrificio i valori per inseguire un bene supremo? Si potrebbe dire che a contribuire alla loro estinzione ci sia la nostra fascinazione per gli antieroi contemporanei, con il loro bagaglio di ambiguità, conflitti e una negatività di fondo che impedisce loro di sottrarsi a logiche egoistiche e all’insofferenza nei confronti delle regole, liberati dall’opprimente aspettativa che a consolarci ci sia un lieto fine. Si, perché leroe «tradizionale» appare sempre più ammanettato dai pregiudizi della morale comune, da quell’ idea che bene e male siano ben distinti, da tempo crollata sotto il peso dell’opportunismo sociale e del dio Mercato in nome del quale tutto può essere giustificato. I «cattivi» ci piacciono (anche) perché sono liberi, ci assomigliano perché sono incapaci di nascondere le proprie debolezze, e allo stesso tempo ci spaventano perché le conseguenze delle loro azioni, noi, nella nostra vita quotidiana, probabilmente non saremmo in grado di sopportarle. Le loro storie narrano di conflitti irrisolti, e con brutale lucidità scavano nel ventre molle delle relazioni, mettendo a nudo le contraddizioni di una società frammentata, in cui gli individui sono sempre più soli. Sono storie come quelle presentate in questa volume appena pubblicato da Rizzoli, in cui già il titolo appare come una dichiarazione di intenti; Sbirre, termine di strada spesso usato con accezione negativa per indicare un esponente delle forze dell’ ordine. II libro presenta tre racconti declinati alla terza persona femminile pur essendo firmati da tre voci maschili, scelte tra le più autorevoli nel panorama di un noir italiano che ha sempre di più un respiro internazionale. Tre storie in cui le protagoniste si chiamano Anna, Alba e Sara, e sono «sbirre». Massimo Carlotto con “Senza sapere” quando ci trascina nelle logiche di un confine in cui «funziona in modo diverso», su, fino all’estremo nordest, in cui si consumano i traffici di mafie nostrane e straniere e la corruzione può essere un modo per contenerne l’ avidità. La sua protagonista, Anna  Santarossa, è un vicequestore che ha accantonato da tempo ambizioni e principi morali, scissa tra due vite nelle quali non riesce a riconoscersi. II suo punto di vista, comodo, dalla sua postazione di indolente funzionario di provincia, persino pigro nella parossistica ripetizione di riti e itinerari di una quotidianità edulcorata dalle emozioni, viene destabilizzato quando subisce la mortificazione dello stupro. II rifiuto del ruolo della vittima è immediato. II desiderio di rivalsa diventa un’ossessione, l’architrave su cui sorreggere una nuova esistenza. Con “La triade oscura” Giancarlo de Cataldo ci immerge negli abissi del dark web, fondale occulto della rete in cui prospera ogni sorta di attività illegale immaginabile e non: offerte di armi e mercenari, droghe e sistemi per aggirare le tasse, sicari e schiave del sesso da cedere al miglior offerente. Una terra di nessuno in cui lodio può diventare perfetto e distruttivo. «Perché lodio è una cosa seria. Odiare è un’arte». Alba Doria, commissario romano, sicura di  al limite del patologico, affonda in una spirale di inganni mentre la caccia dell’enigmatico Maestro diventa ragione di vita.

Ritoma potente il tema del doppio, della scissione dell’identità, come unico sostegno per il peso della nostra parte meno addomesticata dalle convenzioni sociali, una parte scomoda, forse, ma più sincera, autentica.Maurizio De Giovanni scrive “Sara che aspetta”, una sorta di prequel del romanzo “Sara al tramonto” in cui la sua Sara Morozzi, poliziotta in pensione con il dono di interpretare il linguaggio del corpo e dal passato complicato e doloroso, si trova a elaborare labbandono nei confronti del figlio tramite la ricostruzione della sua morte.I tre autori fanno tesoro del poco spazio a disposizione limitando i meccanismi della detection, esplorando con attenzione lo  scenario interiore delle tre protagoniste. Serpeggia tra le righe un entusiasmo di fondo, il desiderio di indagare sull’universo femminile.

Nei tempi del #metoo e dei nuovi movimenti femministi, dismessi i panni di vittima quanta della femme fatale, la donna del noir incontra tre uomini che sperimentano nuove forme di presenza femminile nel panorama letterario italiano

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