Da La Repubblica: Rosa Strega la cinquina delle donne, di Raffaella De Santis

Il verdetto

Rosa Strega la cinquina delle donne

di RAFFAELLA DE SANTIS,

Helena Janeczek, Sandra Petrignani e Lia Levi conquistano la finale ( il 5 luglio) del più importante premio letterario. Con loro, Marco Balzano e Carlo D’Amicis. Fuori per due voti Francesca Melandri di Rizzoli

ROMA

Le donne dominano la cinquina del Premio Strega: sono tre su cinque finalisti. Per 13 voti di scarto sul secondo, il podio è di Helena Janeczek, che con 256 voti al suo La ragazza con la Leica (Guanda) si assicura la guida della cinquina. Secondo posto per Marco Balzano: Io resto qui (Einaudi) ha capitalizzato 243 voti. Grande gara quella di Sandra Petrignani che con un libro atipico, un saggio romanzato che racconta la vita di Natalia Ginzburg è terza, e porta un piccolo editore, Neri Pozza, sul podio ( La Corsara, 200 voti). Quarta Lia Levi con Questa sera è già domani (e/ o, 173 voti), quinto CarloD’Amicis ( Il gioco, Mondadori, 151 voti). Prima degli esclusi Francesca Melandri, dunque Rizzoli è fuori dalla gara per soli due voti (Sangue giusto, 149 voti).

Dentro la rosa dei finalisti ci sono due piccoli marchi, e/o e Neri Pozza, e già questa è una piccola rivoluzione.

È stata una cinquina alla vigilia molto movimentata soprattutto per il gruppo Mondadori. Detta in poche parole: l’editor della narrativa italiana Mondadori Carlo Carabba (Come un giovane uomo, Marsilio) si pensava potesse far fuori l’autore mondadoriano Carlo D’Amicis. Non è andata così.

Gli equilibri sono stati ristabiliti: Carabba si è fermato a 103 voti, togliendo dall’imbarazzo Segrate.

Altra notazione: i libri di quest’anno hanno un’anima storica. Raccontano vicende ambientate durante la guerra civile spagnola e il fascismo italiano. Ma quello di Helena Janeczek ha un’altra particolarità: narra la storia di una donna eccezionale, Gerda Taro, la fotografa giovane e ribelle che amava Robert Capa.

I 400 Amici della Domenica e gli altri giurati, dai lettori forti agli Istituti italiani di cultura, hanno votato in 576 su 660 aventi diritto. Così la serata di Casa Bellonci, ripresa da una diretta streaming imbarazzante per le continue interruzioni, è andata secondo i pronostici, decretando, nell’anno del #meToo, un’edizione del premio tutta al femminile.

Una partecipazione di donne come non era mai successo in passato: sei donne su dodici candidati. Donne che raccontano altre donne, mettendo al centro della narrazione figure femminili atipiche, mai stereotipate: giovani controcorrente, intellettuali illuminate, madri rancorose e deluse come quella raccontata da Lia Levi.

Che la scrittrice di Questa sera è già domani, all’età di 86 anni, abbia conquistato la giuria di post-Millennials dello Strega Giovani proponendo le vicende di una famiglia ebrea nell’Italia delle leggi razziali è stata una sorpresa. Non stupisce invece la prestazione di Helena Janeczek, fin dall’inizio tra i favoriti. Alla vigilia di questa semifinale, La ragazza con la Leica era il titolo più evocato nel toto-Strega. Il libro ha già vinto il premio Bagutta e ora concorre al Campiello e ha intascato perfino un voto alternativo dello Strega Off, evento parallelo alla gara ufficiale che ogni anno elegge il proprio vincitore.

Il traguardo però non è affatto scontato perché la finale del 5 luglio ha altre regole. Ieri sera i giurati avevano la possibilità di esprimere tre preferenze, ma al Ninfeo di Villa Giulia avranno a disposizione solo un voto, in genere più soggetto ai condizionamenti delle cordate editoriali. Le incognite dipendono dai 40 voti meno manovrabili dei lettori forti e dai 200 voti degli Istituti italiani di cultura all’estero.

Ogni annata Strega ha le sue particolarità. Questa si profila come un’edizione non solo femminile ma affamata di realtà. La storia, prima di tutto. Nella rosa dei dodici candidati c’erano molti romanzi che attingevano a storie vere, affondando nella memoria del nostro Paese: il Sudtirolo negli anni del fascismo di Balzano, la guerra civile spagnola di Janeczek, l’Etiopia coloniale di Francesca Melandri, l’Italia fascista e antifascista. È il passato che irrompe nell’eterno presente dei social, come monito e invito a guardare avanti non dimenticando cosa abbiamo lasciato alle spalle. È vero, questa edizione non è stata accompagnata da grandi fanfare, ma ha un indiscutibile tratto politico e sociale che forse altre annate non avevano.

Mentre fuori dal recinto letterario, nella vita vera, la politica torna a parlare un linguaggio pericolosamente xenofobo, gli scrittori sembrano voler guardare al passato per orientarsi sul presente. Ieri a casa Bellonci è arrivato anche Dario Franceschini in veste di Amico della domenica e non più di ministro. « Mi sento libero – ha detto – Ma un po’ preoccupato » . E non si riferiva di certo alle sorti della letteratura italiana.

Il duello finale – perché non c’è Strega senza duello – sarà tra Marco Balzano e Helena Janeczeck, cioè ancora una volta tra due major, Einaudi ( gruppo Mondadori) e Guanda

( gruppo Gems).

Nonostante sia il secondo grande gruppo editoriale italiano, per Gems non sarà facile strappare allo Struzzo la vittoria. Einaudi ha vinto tre delle ultime quattro edizioni, compresa l’ultima con Paolo Cognetti, mentre per Gems sarebbe il primo alloro. Ma un podio femminile alla Fondazione Bellonci, che organizza il premio, forse farebbe comodo: servirebbe a dimostrare che lo Strega non è un disco rotto, un disco incantato sul solito ritornello.

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