Antonio Manzini “Fate il vostro gioco” da tuttolibri La Stampa recensione di Bruno Ventavoli

Il finale dì un giallo non puoi svelarlo. È dogma inviolabile se non vuoi passare nella schiera degli spoileratori (gli infami del piacere del testo). Eppure per cogliere l’anima vera di Fate il vostro gìoco bisognerebbe partire proprio dall’ultima frase (che ovviamente non citeremo) perché Manzini con la sua chiusa fa strame delle consuetudini del genere poliziesco che presuppone uno o più cadaveri, uno o più detective, e il colpevole (spesso psicopatico) consegnato alla punizione, se non dei palagiustizia, quantomeno del tribunale morale del lettore. Ecco, Manzini, infrange proprio questa liturgia, dichiarando
che il suo Schiavone «non ha capito un cazzo» e che la verità nella giustizia è irraggiungibile come un asintoto. Accodandosi a Dürrenmatt, e al suo requiem per il romanzo criminale, e tornando alla tradizione più nobile del feuilleton che fidelizza a un rito duraturo e complice, porta a seguire più la vita di un vicequestore anomalo in tutte le sue cadute e ripartenze che limpianto investigativo. L’epilogo è un arrivederci alla prossima tappa della commedia umana, anzi umanissima, che Rocco Schiavone inscena ad Aosta, la città più gelida della nostra letteratura (la parola «freddo», legata all’aria che t’azzanna le guance, ricorre 50 volte). Certo c’è l‘imprinting della serialità cinetelevisiva (Rocco ha il volto di Giallini), e Manzini è un magnifico narratore visivo capace di sbalzare con rare parole una scena, un carattere, un mood, ma cè anche l’insofferenza per le soluzioni troppo scontate e deduttive ai fatti di sangue. Il delitto, come la cattiveria, è stupido. E non se ne può più di killer che invece duellano d’astuzia con i detectìve. Fate il vostro gioco, inizia con Schìavone che s’aggira per Aosta come anima in pena perché la collega Caterina dopo averlo sedotto, se n’è andata, e forse anche peggio. Ma l’apatia amorosa svanisce quando un ex dipendente del casinò di Saint-Vincent viene ucciso con due coltellate.
Come da titolo, il giallo ruota intorno al mondo dell’azzardo, bestia indomita (e attraente), anche se il
casinò è solo una malinconica ombra di quando era un lucroso tempio di perdizione. Oggi (contro le leggi della sfìga e della statistica) è in perdita, e le sale sono bazzicate da un branco inelegante di ludopatici, croupier, prestasoldi, lestofanti, furbetti del pokerìno. Tutti con un lato oscuro da celare. Persino un poliziotto, inciampato nel vizio delle carte. Rocco non rinuncia alle orrende Clarks, indossa il solito loden, infrange regolamenti, rolla canne, raccoglie prove, affronta le vecchie pendenze della vita. Diminuiscono i rovelli per la moglie uccisa, mentre si complica il rapporto quasi paterno con Gabriele, adolescente problematico, anche perché compare la madre assente, fragile, tormentata, foriera di future sorprese; gli amici romani, balordi ma sinceri, sì raffreddano, anche se il truce Brizio è sempre pronto ad aiutare; il pessimo Baiocchi, delinquente pentito, non rinuncia al desiderio di vendicarsi sull’odiato sbirro. Nella prima avventura, Pista nera, confutando un grande poeta (Rilke?), Rocco diceva che «non è vero che il passato è un morto senza cadavere», perché lui di cadaveri che lo venivano a trovare ne aveva un sacco. E concludeva, «devi scopare dì più». La citazione torna in Fate il vostro gioco, ma rimedia alla grande. Lancia avances a sconosciute e interrogande, fa tanto (forse troppo) sesso occasionale (persino con una massaggiatrice cinese e con una supergnocca slava e ambigua). Insomma, tratta le donne rudemente, come se il #metoo non si fosse mai propagato. Non lasciatevi tuttavia ingannare dalle apparenze. Rocco scopa a vanvera perché sogna l’amore. Così come è stronzo perché sa cosè la generosità. Ed è immorale perché crede nel bene. È cioè lantieroe più giusto per questepoca insopportabile che porta i quaquaraqal potere. Se leggete l’ esergo del romanzo, dedicato soprattutto a coloro che sono leoni con i forti e cerbiatti con i deboli, capirete chi sono davvero Rocco e il suo fratello Manzini. E aspetterete la nuova avventura, come se fosse l’amico di cui non si può più fare a meno.
Specchio bramoso del nostro scontento.

 

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