Iaia Caputo “Il gusto di una vita” presentazione

Raccontare e raccontarsi attraverso il cibo, ricostruire momenti e avvenimenti della storia del proprio paese insieme ai propri in un intreccio, sull’onda della memoria, dolce come il ricordo, e con quel sapore mai più incontrato o riconosciuto perché perso tra le labili maglie dei giochi che la memoria stessa sa giocare perfettamente, modificandolo. Sì, perché la memoria inventa, è un’attività creativa che cambia nel tempo insieme a noi così dichiara l’autrice in una recente intervista a Brunella Schisa (su Il Venerdì La Repubblica) e che condivido pienamente in base alla mia personale esperienza legata ai sapori di un’età e luoghi lontani e perduti. Mi ha ricordato un’altra autobiografia costruita attraverso piatti e pietanze e ricordi, più datata, quella della Sereni che nel lontano 1987 pubblicava “Casalinghitudine” il cui titolo mi aveva colpito e che avevo letto con curiosità e poi con piacere, immedesimandomi

Non esiste un’attività più prossima alla scrittura della cucina: entrambe necessitano di tecnica e immaginazione, di ordine e struttura, di esperienza e talento.

Così l’autrice nell’incipit al suo raccontare che prende le mosse da Posillipo negli anni Sessanta scandito dai cibi rifiutati e da quelli simbolo della crescita adolescenziale o delle riunioni politiche fino alle scelte per il gusto e il piacere di un sapore speciale che sa colmare i vuoti o creare nuovi sapori, inventandoli.

La recensione da Il mestiere di leggere di Pina Bertoli

Da Enrico Damiani Editore:

[…] piccolo, saporito romanzo di formazione, Iaia Caputo intreccia le passioni di una vita raccontando attraverso il cibo – assaporato, divorato, rifiutato, gustato, cucinato, condiviso – il dispiegarsi di un’intera generazione. Dall’infanzia anni Sessanta a Posillipo, scandita da riti e divieti, da grandi letture e un sentimento di sostanziale “inappartenenza” che la spingerà a scavalcare impaziente i recinti per correre sempre più avanti, a una giovinezza improntata alla passione politica, condita da arancini afferrati al volo per strada e interminabili riunioni alla nicotina, fino ad approdare a una maturità milanese, laboriosa e inquieta, dove la guantiera di dolci non è che una copia sbiadita delle paste barocche della sua città.

2 pensieri riguardo “Iaia Caputo “Il gusto di una vita” presentazione

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